Cavallito&Lamacchia dedicano un articolo al Montebruna Braida su La Repubblica del 14 maggio 2017

Il viaggio alle origini del Barbera del nuovo millennio inizia da qui: da Rocchetta Tanaro dove, alla fine del ‘900, Giacomo Bologna prima di tutti ha ridato eleganza e dignità a un’uva maltrattata.

Mettete quell’uva considerata plebea a maturare in aristocratiche piccole botti, lasciatele il tempo di acclimatarsi e di dialogare con il rovere e vedrete che tempra questa Barbera! Aveva ragione lui.

Oggi i figli di Giacomo, Giuseppe e Raffaella, producono Barbera che tutti dovrebbero assaggiare per tarare il palato, come un metro di paragone.
Le Barbere prodotte in azienda ora hanno preso due strade ben distinte: la Barbera d’Asti “Ai Suma”, il Bricco dell’Uccellone e il Bricco della Bigotta sono diventati vini importanti e rappresentano il Piemonte nel mondo, con prezzi oltre i 40 euro la bottiglia.

Per la gioia del nostro portafoglio, la Barbera Montebruna invece ha mantenuto prezzi di poco superiori ai 10 auro dando grosse soddisfazioni.

Poi c’è la bella storia di Giacomo Bologna che aveva individuato il vigneto Montebruna per produrre l’archetipo della Barbera e di un figlio che, con tenacia, ha convinto decine di agricoltori a vendere i loro piccoli appezzamenti sulla collina sino a mettere insieme circa 20 ettari vitati.

La nostra Barbera Montebruna docg del 2013 declina le proprie particolarità sin dal retro dell’etichetta dove si legge una bella poesia di Paolo Conte dedicata al vino.

Lui definisce il colore di questa Barbera enigmatico, che non sai se è ancora giorno o è già notte.

Aggiungiamo solo che dare tale eleganza a queste uve è raro e magico.

 

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